Il nove

Sarà che questo è "il giorno triste" per definizione ma faccio tanta fatica a rendere meno cupi i miei pensieri oggi.

Anche dopo una settimana calda, vissuta tra impegni e mare, impegni e gite, impegni e dolce far nulla, sapevo che rientrare in casa propria doveva darmi quella sensazione di conforto in più, di serenità e di allegria banale di quando non ci sono problemi di alcun tipo - Grazie a D-o - a tormentarci. Ritrovare i propri ambienti, le proprie cose e, in più, avendo ancora del tempo prima di dover buttarsi in altre attività, doveva essere molto piacevole. Così sapevo. Invece, siamo rientrati ed ho subito scoperto che ormai, qui non è casa. Non per me.

Non dico che non ho provato serenità nel rientro perché ormai le bambine volevano tanto poter riavere i propri giochi ed erano piuttosto stuffe sazie di mare che diventava difficile essere rilassati ma non ho provato quello che speravo di provare al rientro. Ovviamente, non me ne faccio un dramma. E' solo la percezione che va cambiando in fretta e ne prendo atto ogni tanto.

La visione del paesino vuoto non è mai stata così deprimente come in questo ritorno. E' talmente vuoto quest'estate che venerdì pomeriggio mi faceva già pensare a tishà b'av ed i vuoti da colmare, un'ironia fuori luogo ho pensato.

Intanto, la pagina delle decisioni è anch'essa ancora del tutto vuota perché non abbiamo voluto "rovinare" la pausa relax con argomenti che ci mettono tuttora in difficoltà. Gli avvocati attendono lo scadere dei termini per una possibile mediazione prima di decidere se andremo in causa per quell'acquisto saltato, quindi, i tempi per pensare al passo successivo non sono davvero maturi; bisogna chiudere un capitolo per poter cominciarne un'altro... o no? Ultimamente, no ho molte risposte.

Ho invece una piccola collezione di dubbi tutti nuovi di zecca. A volte, nello sconforto, mi viene fretta e penso che dovremmo comunque cominciare a pensare sulla strada che ci riporterà di nuovo a casa... dovunque essa sia.

Riordino, libertà per evolvere.


E se le figlie sono sveglie dalle 5:00 e, alle 6:30, tutti abbiamo già fatto colazione; ecco che alle 8 possiamo essere già da un quarto d'ora nel giardinetto comunale - quest'anno decisamente più pulito dell'estate scorsa - per giocare indisturbate per un'ora abbondante, vedendo passare pochissime persone in giro e chiedendoci se siamo normali noi o è il caso di cercare aiuto in qualche tisana che per i tranquillante siamo ancora troppo giovani(?).

Se poi, dopo un'ora, non siamo ancora stanche, andiamo al giardinetto del comune incollato limitrofe ma lì ci sono meno giostre a disposizione e ci si annoia presto. Ma si fa pure l'ora della merenda e torniamo alla piazzetta vicino casa nostra, ampia, tranquilla deserta di abitanti sotto i 70 anni e di femmine di qualsiasi specie o età e ridente per il verde ma con la fontana perennemente secca!

Lo scenario è anni 50 ma al bar del marito della maestra di musica delle piccole c'è del gelato buono. Allora, prediamo gelati alle piccole e cappuccino alla mamma che, a quel punto, sorseggia lentamente cercando di capire cos'altro potrà inventare per rapire dalla noia le due piccole. Le piccole invece sono concentratissime e hanno un tale talento per i pasticci che anche quando glielo dai il gelato nelle coppette e offri loro decine di tovaglioli, si insozzano in un battibaleno e lasciano chiaro che la cosa migliore da fare subito è andare a lavarsi! Ma la fontana è secca, quindi...

Dolci come non mai, ci si torna a casa e la mamma pulisce facce, mani e piedi - e non sono ancora 10:30! Cavolo che bella giornata produttiva! Pensiamo questo ma sappiamo tutti che dopo le 11 farà così caldo fuori da non voler uscire da sotto la doccia, quindi,  le due pupe vengono rimesse in macchina e andiamo nel comune all'inizio della valle, a fare la spesa nell'unico supermercato dei paraggi che ce l'ha da vendere l'halibut, quel pesce che qui in zona pare nessuno mangi ma alla mamma e al papà piace tanto ma tanto, tanto che il papà - chettepossino! rintanato dalle 7 nell'ufficio con l'aria condizionata a go-go -  ha deciso che lo vuole per cena stasera... di nuovo... e siamo già alla quinta volta in un mese!

Al ritorno, c'era il caldo famoso, che riempie i discorsi vuoti di tanti tg e di tanta gente in questi giorni. E c'era anche l'assistent per gli affari domestici, arrivata insieme a noi. E ci ha subito aggiornate sul suo piede dolorante e mi sa che, alla vista dell'asse da stiro che l'attendeva, mi avrebbe uccisa... se solo non fossi la sua miglior cliente - tra quelle fisse.

[il piede dell'assistent è molto "importante" qui da noi perché lei va a farsi le infiltrazioni sempre il giorno prima del suo appuntamento a casa nostra così che la sottoscritta non le fa faceva fare nulla di molto impegnativo. Oggi, mi sono limitata a dirle "se vuoi, possiamo prendere un'altro appuntamento!"] 

E così, dopo il paio di chili di halibut surgelato comprato per evitare di dover tornare in quel supermercato lontano nei prossimi giorni, ci siamo rinchiuse a casa, lontane dal sole, con una sensazione bella addosso, di tempo libero vissuto anche se incastrato in mezzo ad altre ore di lavoro ed impegni!

Considerando il riordino generale della casa nelle settimane scorse, degli impegni trascinati finalmente conclusi, delle fregature di gente approffitante allontanate eppure qualche sassolino tolto dalle mie scarpe con suocera, cognata e con l'assistent, posso dire con decisione che il riordino intorno a noi e quello interiore sono decisamente complementari.

Cosa succede quando...

Quando il tempo suona al tuo campanello e ti trovi seduta, indecisa tra farti beccare impreparata e ammettere di non essere in grado di coglierlo al volo; e fare uno sprint supersonico per poter aprirgli la porta prima che vada via in fretta (perché, si sa, il tempo non aspetta nessuno tanto meno te!), cosa succede?

Quando i giorni andati, passati ad aggiungere i tuoi mattoncini alla realizzazione dei sogni e progetti altrui sono talmente tanti che la tua memoria ti fa gli scherzi e fai davvero tanta fatica a trovare quello che sarà stato il tuo ultimo sogno, progetto personale o qualcosa di simile che hai accantonato tanto tempo fa, cosa succede?

Già, perché qualcosa succede, eh!

Anche se non la si vede, anche se non sai che nome usare, qualcosa succede e proprio sotto al tuo naso e da fastidio. Quasi come se dovessi obbligatoriamente fiutare le risposte che ti servono.


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...